Le Tonnare

Nella piazza Santa Maria d'Itria, con la facciata rivolta ad oriente, sorge il Palazzotto della tonnara e le relative abitazioni dei tonnarotti, is barraccas, con una superficie complessiva di circa diecimila metri quadri.
Ha una forma trapezoidale ed uno spiazzo interno, Su Pranu, aperto verso il mare, di circa cinquemila metri quadri; sempre verso il mare si protendono le due costruzioni, con il tetto in tegole sarde, che costituiscono gli alloggi dei tonnarotti ed i vari magazzini.
L'anno di costruzione si può far risalire alla seconda metà del 1500; esso ha subito profonde e continue modifiche strutturali, a causa dei frequenti assalti da parte dei pirati barbareschi, che oltre a depredare quanto vi trovavano, incendiavano le baracche e distruggevano gli stabili.Su Pranu
Gli arrendatori della tonnara che si avvicendarono nei primi anni, dovettero affrontare difficoltà di ogni genere per reperire il materiale atto alla costruzione delle baracche che dovevano ospitare i tonnarotti, soprattutto per l'ostilità dei proprietari e dei pastori dei paesi vicini, sul cui apporto era basata la sopravvivenza dei tonnarotti e pescatori vari.
Con il trascorrere degli anni e superando peripezie di tutti i generi, gli stabili de Su Pranu incominciarono ad assumere determinate caratteristiche, rimaste infine inalterate fino ai nostri giorni.
Su Pranu è da considerarsi come una fortezza autonoma, munita di tutto ciò che doveva renderla indipendente dall'esterno. Esiste infatti un forno, un magazzino per la conservazione della farina, dei cereali, dell'olio e del vino. Vi sono le officine per la costruzione dei chiodi e ferramenta, altre per la riparazione degli attrezzi della pesca, arnesi per la filatura delle funi.
La stessa costruzione propone lo schema gerarchico della società di allora. Al di sopra di tutto la parte padronale, poi quella dei diretti collaboratori, Rais, Vicerais e guardiano, ed in posizione periferica, le abitazioni a piano terra, is barraccas, che ospitavano per l'intera stagione, i componenti della ciurma.
Queste barraccas nel 1738, servirono da temporaneo alloggio ai tabarchini, in particolare alle donne ed ai bambini, in attesa che venissero costruite le nuove abitazioni nel villaggio che si stava erigendo nell'isola di San Pietro.
Caratteristica delle barraccas erano le funi di canapa che scorrevano da una parete all'altra, dalle quali pendevano a fine stagione, le uova di tonno ed il ventrame già essiccato.
Il luogo di riunione, quando alla sera erano terminate le fatiche concernenti la pesca, era la piazza Santa Maria d'Itria, allietata dai canti dei tonnarotti.
Se si osserva Su Pranu dalla piazza, a destra si può vedere un ponte chiuso, con una finestra, che poggia su un arco a sesto abbassato, del diametro di metri 4,50; di seguito, a due piani, l'abitazione del Rais ed al piano terra quella del Vicerais; entrambi hanno pavimenti e scale in legno. Su due piccole colonne, poggiate sul tetto dell'appartamento del Rais, vi è appesa la campana di bronzo, del peso di 12 chilogrammi, che veniva suonata, in diverse ore, secondo le necessità inerenti all'attività della pesca, per chiamare a raccolta i tonnarotti.
A bande opposte, vicino alla chiesa, sopra l'abitazione del guardiano, si trova l'asta sulla quale veniva issata la bandiera, croce rossa in campo bianco, che annunciava alla popolazione che era in atto la mattanza. Si accede all'interno de su Pranu attraverso un arco in trachite a sesto abbassato chiuso da un massiccio e robusto portone di età plurisecolare, con serramenti ancora antiquati. In alto, al centro dell'arco, risalta uno stemma marmoreo: una corona con aquila, ed un fregio gentilizio, lo stemma sabaudo in calce, su un manto di porpora. Vi sono scolpite due P che stanno a significare la proprietà del Marchese Trivigno Pasqua Don Pietro Vivaldi Zatrillas. Al proprietario della tonnara era riservato il titolo di Barone di Portoscuso.
Di fronte al mare nel lato centrale, scorre la loggia, sostenuta da travi dì legno sormontata da un tetto di tegole sarde con colonne in pietra lavorata che illumina la residenza dei padroni, composta da camere intercomunicanti, con cucina, uffici, camere da letto.
Al centro dello spiazzo interno, nel 1698, vi è stato sistemato un orologio solare o meridiana, formato da una lastra di marmo con le ore scolpite in numeri romani. Sempre all'interno, il secondo locale del lato Ovest era adibito a cappella. Ancora oggi possiamo ammirare una piccola nicchia detta di Sant'Antonio, ed un'altra della Vergine del Carmelo; all'ingresso è sistemata la pila per l'acqua benedetta. La cappella ha una forma rettangolare ed una superficie complessiva di 120 metri quadri. Il presbiterio sopraelevato di 20 centimetri, si distacca dalla parte riservata ai fedeli, mentre quattro grandi arcate in pietra lavorata, sostengono la capriata del tetto.
Perse la sua funzione pubblica quando, nel 1655, il Marchese Vivaldi Pasqua fece costruire la nuova chiesa fuori dal perimetro de Su Pranu, che venne dedicata dai tonnarotti alla Madonna d'Itria: rimane però compatrono di Portoscuso Sant'Antonio da Padova, protettore delle tonnare. Sul lato sinistro, quasi sotto la loggia, si trova una fontana molto profonda con un diametro di metri 1,50; da essa si attingeva l'acqua per tutto lo stabile ed è altrettanto antica.
Nel 1870 è stato costruito un arsenale coperto, che poggia su 28 solide e robuste colonne granitiche, con tre arcate a tutto sesto che si affacciano sul mare e altre tre verso terra. Internamente corre un cunicolo che serviva a far passare le funi per il remisaggio di vascelli e barche.
Da Su Pranu era consuetudine benedire il mare per tre volte all'anno: durante la processione di Santa Maria d'Itria, di Sant'Antonio e del Corpus Domini.
La sua attività intensa, operosa e nel contempo allegra, non ha mai smesso di funzionare neppure nel periodo bellico.
Soltanto da pochi anni la campana che chiamava i tonnarotti alle fatiche quotidiane, tace.